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La bellezza nascosta di Enrico Napoli

Ho avuto recentemente occasione di partecipare all’inaugurazione della mostra di Frank Cianuro, e devo dire che ne sono rimasto entusiasta.
Cianuro ha ampiamente dimostrato di saper sfruttare con estrema abilità la dimensione esistenziale di abbandono tipica del vivere metropolitano.
Le sue figure, distorte come attraverso una lente di ingrandimento, costringono l’osservatore ad un dubbio molteplice:

da una parte i volti rappresentati si impongono davanti a noi con spietato realismo espressionista, mostrandoci così l’altro aspetto del vivere moderno.
dall’altra parte ci costringono a dubitare di noi stessi.

E’ consolante vedere come un’artista moderno abbia il coraggio di mostrare al mondo la propria autentica, tragica bellezza aldilà di congetture mentali che ormai da 40 anni, insistendo sulla natura concettuale del lavoro hanno perso completamente di vista l’obiettivo primo di ogni forma d’arte, ovvero la comunicazione.
Frank Cianuro non c’era Sabato scorso. Non ha ritenuto di presenziare. La sua presenza si è tuttavia percepita grazie ad alcune poesie – scritte dallo stesso Cianuro –  che sono state lette per l’occasione. Poesie nate ad orari impossibili, quando il mondo solitamente dorme mentre l’artista veglia perché il mondo sveli se stesso aldilà del vestito che abitualmente indossa il giorno.
E’ veramente difficile per me lasciare un passepartout perché il lavoro di Cianuro possa essere compreso.
I volti rappresentati in quadri come “Carlos ‘n his tv” o “My beauty””I desire bad things” non sono altro che i nostri stessi volti, immagini di noi stessi marchiati a fuoco da quella sorta di dolce, crudele condanna dostoevskijana che rende bello ognuno di noi, ed ognuno di noi degno di vivere, di apparire, e di essere rappresentato. Ecco allora giustificato il sorriso storpio, sublime, senza denti di “Remigio, più o meno prodigio”. La sua “bruttezza” è pura, vera, non contaminata tanto che giustamente, sopra quel quadro Cianuro scrive “sono felice che tutti mi guardano.”
Ma quando, ci si potrebbe chiedere, abbiamo occasione di fermare lo sguardo sopra questa bellezza discreta, pura, silenziosa, presi come siamo dalla frenesia del vivere di oggi? In questo sta la bellezza del lavoro di Cianuro. Il suo lavoro non offre solo domande, ma domande e risposte.
Cianuro ci viene incontro e risponde a questa nostra domanda con un altro quadro al quale ha messo il titolo “Smania”.
La bellezza mostra se stessa laddove il “fine utilitaristico” non può arrivare. Un tavolo sopra il quale una figura si è ormai addormentata, probabilmente stanca di rappresentare ciò che non sembra appartenere a questo mondo. L’atmosfera di “Smania” potrebbe vagamente ricordarci De Chirico e la pittura metafisica, ma Cianuro fa un passo ulteriore inserendo una luce irreale alla destra del quadro e allontanandosi così da uno scomodo cliché.
Nel quadro di Cianuro non è giorno e non è notte. E’ il tempo dell’abbandono perché la bellezza esalti se stessa attraverso una qualsiasi figura, un qualsiasi pretesto, non altro. Non voglio tuttavia dilungarmi più di tanto.
Su Cianuro si potrebbe scrivere molto e si potrebbe discutere molto. Basterebbe prendere in esame “Les amantes 3” per richiamare alla mente alcune suggestioni surreali legate al sogno, nella fattispecie a Paul Delvaux. Sarebbe quantomeno uno spunto di riflessione interessante.
Io non invito nessuno a chiedermi ulteriori opinioni circa il lavoro di Frank Cianuro. Queste righe sono solo un modesto tentativo di interpretazione di un lavoro di per sé già sufficiente per spiegare se stesso. Il traduttore – in fondo – opera come una lente di ingrandimento ed il lavoro di traduzione non deve mai surclassare la bellezza del lavoro originale, ma casomai affiancarla in maniera discreta.
Ciò che mi sento di dire, in fondo, è semplicemente questo:
Frank Cianuro ha ampiamente dimostrato di aver svolto perfettamente i compiti più difficili che si richiedono ad un artista ovvero vedere, capire, saper fare.
Vi assicuro che non è poco.

Brescia, 11 Novembre 2005

Enrico Napoli
mail to: seymoreit@yahoo.it

Frank di Enrico Marangoni

Indossavo un leggerissimo quanto elegante abito di lino, colore blu Van Gogh. Avevo da poche ore compiuto 17 anni. Un paio di mocassini Cole Haan. Il pomeriggio si era assentato un attimo per indossare l’abito da sera. ero seduto al mio tavolo preferito del Caffè della Pace, in pieno centro di Roma. Era l’ora del Martini, e all’improvviso sento ordinare una bottiglia di rhum agricolo. Ora, dopo aver controllato l’orologio,  pensando che fosse entrata una combriccola di esuli cubani, volgo il mio sguardo verso il bancone e vedo un personaggio così strano che non potevo non rimanerne affascinato. Avete presente lo sguardo allucinato di Tom Waits? Le movenze istrioniche di Freddie Mercury? Ora mescolate le due cose e versatele insieme nell’involucro del corpo di un ragazzo forse mio coetaneo. La barba di un fulvo non troppo denso, trasandata quanto un quotidiano abbandonato sul tavolino a fine giornata. Prese la sua bottiglia e si mise a sedere, circondato da fogli colorati, pennarelli, sigarette artigianali (e di composizione caraibica??), fotografie impensabili e taccuini gravidi. I nostri sguardi si incrociarono. La sua educazione si manifestò attraverso un saluto del capo. Contraccambiai il gesto e mi alzai. “Il primo goccio è per i santi” e buttò il primo cicchetto di rhum sul pavimento. Riconoscendo in quel gesto la cultura del viaggio, accettai il suo invito e mi sedetti al suo  fianco. Chiacchierammo per ore: di spettri, di donne, di colori, di maledizioni, di lacrime. Le bottiglie divennero due. Intorno a noi ormai la gente si alternava con un ritmo impossibile. Impossibile era anche quell’incontro. La notte trascorse tra caffè e grappa, tra aneddoti e balle, tra pacche sulle spalle e risate spacca addominali. Ci lasciammo scambiandoci i nostri indirizzi momentanei. Io ero il Principe del Giglio, lui la Regina dei Veleni. Passarono gli anni, le nostre lettere ci tenevano uniti, lettere e lettere, raccontando i giorni, le vittorie, gli insuccessi, le chiavate, le bestemmie, le immagini che non potevamo condividere. Di tanto in tanto, tra un viaggio e l’altro ci incontravamo. A Berlino, Londra, Manhattan, Budapest, Barcellona. Stavamo crescendo insieme. Un giorno appare armato di chitarra. La violenta a tal punto che questo strumento alla fine si concede completamente a lui. Nessun segreto. Ormai suonava come un fottutissimo rocker. Giuro che non ho mai visto nulla di simile. Un po’ di tempo dopo lo incontro che vaga zingaro in compagnia di una macchina fotografica. Dopo aver sedotto la musica voleva sedurre l’immagine. Le sue foto iniziano a mostrarmi un altro lato del suo eclettismo animale che sicuramente lo porterà alla pazzia. Pensavo. A dire il vero lo penso ancora adesso.
Appena ci incontravamo si combinava danni. A volte, spesso, eludendo la legge, superando quel limite che conoscevamo benissimo. Imprese dannate, seguaci del demone alcol, fidanzate con nomi impossibili che duravano al massimo due notti. A entrambi piaceva sottrarre a scopo di lucro oggetti inutili o che divenivano tali dopo la nostra conquista. Ricordo di una lunga serata in una località balneare, raggiunti da altri due elementi pericolosi (il Sultano del Cosmo e il Barone della Scienza) scatenammo una vera guerriglia silenziosa con il paese che ci ospitava. Distruggevamo o rubavamo ogni cosa ci capitasse sotto. Frenesia artistica maledetta e sublime che la gente del luogo etichettava come vandalismo. Che duro era vestire i panni di Robin Hood!
Passarono altri anni. Uno strano silenzio. Poi un messaggio nella mia casella di posta: “Oggi muoio. Domani nasce Frank Cianuro”. Circostanze imprevedibili ci ricoprirono di silenzio. Ogni tanto un ricordo, un incontro mancato per poco, una telefonata veloce. Non per colpa nostra, ma per l’inevitabile corso degli eventi che come una corrente fluviale allontana o avvicina le sinuose canne ospiti.

Ero alla inaugurazione di un nuovo luxury hotel a Roma. Vip e stelline a fare presenza. Giornalisti di settore, designer conosciuti, curiosi di scoprire la nuova opera. Al buffet incontro un mio amico pittore che mi presenta un po’ di persone noiose, champagne e vodka  a farmi compagnia. Mi siedo al tavolo con alcuni americani che si occupano di interior design e sento che nel loro sboccato inglese infilano una parola italiana: “cianuro”. Non una volta sola, ma diverse. Dopo l’ennesimo bicchiere di vodka mi infilo nel discorso. Stanno raccontando di quella rissa scoppiata tra X e Y al ricevimento di Z (scegli tu i vip, nds). Il casus belli era la contesa di un paio di nuove opere apparse sul panorama artistico di San Diego, trovate in piena notte, dentro l’ascensore di servizio dell’Hotel Hilton. Descrivono queste come se fossero dannatamente affascinanti, anche se entrambi le definiscono con parole diverse. Mi parlano di colori e parole che si uniscono come amanti in un amplesso. Di forme che si sciolgono nella poesia. Incuriosito inizio a fare domande. Mi parlano di Frank Cianuro. Un nuovo artista che sta facendo impazzire i galleristi. Appaiono di tanto in tanto le sue opere in luoghi che nessuno si aspetta, con un biglietto che attesta l’immediata proprietà a chi le trova, scatenando così risse tra astanti inebetiti e stupiti di tanta bagarre. Chiedo informazioni di questo novello Warhol, Basquiat? con il mio dissacrante scetticismo e vengo a sapere che nessuno lo ha mai visto. Non sanno nemmeno la nazionalità. Hanno trovato alcune sue opere nel foyer del Radio City, in un supermercato della catena WalMart, in un Mc Donald’s a Denver, vicino all’ascensore di servizio dell’hotel Plaza. tutte firmate con un’impronta digitale. Continuano a raccontarmi la sua pazzia, finalmente estraggono un telefonino e  mi mostrano una foto dell’opera: cazzo! No non era l’oggetto dell’opera ma la mia reazione immediata nel vedere cosa era rappresentato:  una donna sensuale e liquida che maliziosamente ammicca. Ma io la conosco. Forse so chi è lui. Tutti mi guardano. Per fortuna il contenuto della bottiglia di vodka che, qualche saggio cameriere mi ha lasciato sul tavolo,  mi annebbia la vista e mi rallenta i riflessi, così non posso fare altro che mettermi a ridere, toccare le tette alla ragazza che ho accanto, prendere un pugno dal rispettivo ragazzo e risvegliarmi mezzora dopo, solo sopra un divano dell’hotel Aleph.
Arrivo a casa, apro il pc, mi faccio un paio di aulin, sfoglio l’archivio e tadaaaam! Cavron:”Oggi  muoio. Domani nasce Frank Cianuro” ecco l’email che cercavo. Inizio a navigare su internet e vedo il sito di questo malato di mente che ti sommerge di figure evanescenti, colori plastici e parole poeticamente disadattate. Leggo dal sito: creatore-autore-fotografo-poeta-pittore-musicista-creativo….soggetto inquieto e tormentato…..ex sognatore, ora criptico rappresentatore della disillusione estetica…..l’aver sognato il cielo  e precipitare nel fango….artista che odia l’arte e ristoranti…inizio a ridere ancora, lo so benissimo perché odi i ristoranti cavron, sei sempre stato un emotivo!

Penso sia il caso di riprendere i contatti. Mando un’email. La risposta mi arriva dopo un paio di giorni, tramite corriere. Un pacchetto, alcuni disegni, alcune poesie. Un numero di telefono. Un abbraccio infinito e poi il nuovo incontro. Il caro vecchio Cianuro. Non ve lo posso descrivere, l’ho già fatto all’inizio di questo scritto. È lo stesso. Un po’ invecchiato. Un po’ più allucinato, ma con un fuoco negli occhi che è ancora imbevuto di energia, pazzia, genialità, voglia criminale e, almeno per quello che vedo, di una sana e invincibile amicizia. Nei suoi appunti leggo questo: Cianuro, spirito fatalmente relegato, in quello stato d’animo tra ombre e luci, che Baudelaire definì come, la costante angoscia della curiosità…
Quando eravamo più giovani, chiudevamo le nostre lettere con una frase “friends will be friends”. Questo è per me Mr. Cianuro, nient’altro che un amico, con una forza d’animo che gli ha permesso finalmente di esprimere sotto forma di arte la sua vera essenza di folletto geniale. In culo alla balena vecchio mio, con l’augurio di ritrovarci presto in qualche altra notte a raccontarci le storie più impossibili e a ridere fino allo sfinimento.

enricomarangoni@leoburnett.it

I sogni di Frank Cianuro di Assunta Cuozzo

Creatore-autore-fotografo-poeta-pittore-soggetto inquieto e tormentato….ex sognatore è convinto dell’assoluto primato dell’immagine e del suo significato rispetto al mezzo adottato per raggiungerla, con un’assoluta pariteticità degli strumenti espressivi.
È un’arte oggettiva, capace di offrire della realtà una visione efficace e veritiera, ma allo stesso tempo, anche l’espressione di una crisi dei valori, di un sentimento inquieto di disagio, di un atteggiamento di critica verso la società.
Per Cianuro l’atto creativo diventa momento espressivo fondamentale, per cui quello che conta non è ciò che prende corpo nella sua mente, ma lo sviluppo dell’immagine che scaturisce dalla sua mano.
In questo passaggio l’artista si abbandona ad un certo virtuosismo tecnico, invitando gli spettatori ad ammirare la sua abilità di improvvisatore, la sua audacia nel rischiare, per così dire, con le sue varie tecniche pittoriche.
La ricerca di un’autentica espressione dello spirito lo conduce alla scoperta dei valori del segno, la sua pittura si configura come una pittura bianca (white writing) in cui la luce si materializza in una fine calligrafia.
Cianuro, spirito fatalmente relegato in quello stato d’animo tra ombre e luci, che Baudelaire definì come “la costante angoscia della curiosità”.

ASSUNTA CUOZZO
Università Cà Foscari
Venezia

Il giornale del Trentino

Opere visionarie e poetiche firmate da Frank Cianuro
RIVA DELGARDA. Frank Cianuro, è un giovane artista. Un visionario forse un poeta. Espone in questi giorni presso il ristorante “Villetta annessa” (hotel Miravalle), di Riva del Garda, alcuni…

RIVA DELGARDA. Frank Cianuro, è un giovane artista. Un visionario forse un poeta. Espone in questi giorni presso il ristorante “Villetta annessa” (hotel Miravalle), di Riva del Garda, alcuni pregevoli esempi della sua intensa produzione. Vi sono pezzi dalla serie “I tormentati”, ritratti fotografici di gente comune portati ad alti livelli di espressività con tecniche di distorsione dell’immagine e interventi successivi su tela ritorta (sì, anche le tele subiscono l’azione deformante dell’autore). Si scoprono così, in questi quadri asimmetrici gli aspetti più grotteschi e tragicomici del quotidiano, come in una galleria di piccoli orrori alla quale ognuno può facilmente accedere. E sono esposti pure numerosi pezzi dalla serie “Naked souls” (titolo inglese ma chiaro riferimento alle dantesche “anime nude”). Sono, in una versione pop, le anime fragili di attrici hollywoodiane degli anni ’30, ’40 e ’50. Donne contemporanee a Marylin Monroe che non hanno goduto della stessa fama, quindi riproposte quasi come ipotesi di riscatto: rimesse in scena secondo la più profonda essenza del loro carattere. L’artista ha indagato le loro vite e nelle loro speranze talvolta eccessive, e troviamo una bellissima e perdutamente seduttiva Lara Turner, una sognante Lauren Bacall, a sua volta entrata nei sogni di milioni di ammiratori, una angelica Rosanna Schiaffino.
E c’è la perduta, l’abbandonata… Frank Cianuro ha rielaborato una raccolta di vecchie foto di dive dimenticate dal grande pubblico, esprimendo il suo personale e acuto punto di vista. Sono affascinanti ‘femme fatale’ esaltate nelle loro qualità fino al punto di tornare alla più semplice e anche più complessa forma della loro umanità.

Il Giornale del Trentino – 28 giugno 2012

Londra Camden town e Frank di Sofia Camera

Londra Camden town Colori Persone, aerei di cemento appesi all’intonaco dei negozi , case basse dipinte, ricamate, pasticciate, un uomo dai capelli lunghi sdraiato sul cornicione di una finestra accesa, piercing e vino rosso, dark lady e birra, figli dei fiori, turisti, avventurieri sotterrati da sciarpe rosse e zoccoli arancioni, declamatori, urlatori, puzza di hot dog vagante che scende per la via, disordine e impronte, immagini flessuose dai lineamenti marcati, donne truccatissime e ragazzi anonimi dai capelli sgualciti. Tutto di tutto; Pam e Pedro, Mina e la sassofonista, in una nuvola, nel fumo, rigati di pioggia.
Quel frammisto tra la “Beatitude” di Kerouac del ’59 e il “beaten”, lo scoraggiato, l’uomo alla deriva. “Pazzo di vita” socchiuso da un’ampolla maudite.
Aut Aut o congiunzione? Un po’ goethiane negli aspetti più decadenti-romantici magari, un po’ beat, border line tra  follia e autocontrollo, la figura sembra contemplarsi in una dimensione tra vita e morte, nella vita con la morte, senza possibilità di fuga; di scelta forse tra l’estetica e l’etica, tra la disperazione statica e la decisione ferma.
Se “Stromboli” vive del suo arcobaleno intenso, per il suo “committente” appassisce, muore, stupisce nella frase che lo incornicia in una sorte di dimorfismo della realtà; contro tutto ciò che pare eterno, bello, perfetto; quelle atmosfere latine, calde, mosse di Wenders in una cuba dal sottofondo jazz nei colori e nelle forme eppure immobile, disarmante, intrisa di malinconia.
L’incoscienza-coscienza dei “Tormentati”, fermi in un limbo atemporale, sospesi, in un intento dissacratorio, sconvolge.
E se ne “Il mondo nuovo” Huxley costruisce una civiltà in provetta che oltrepassa e dimentica individuo e arte attaccandone la negazione di libertà, così queste opere motivano e ricercano il tentativo di rompere quest’ampolla, questa “gabbia” che lascia l’individuo nell’attesa, nell’angoscia dell’attesa, nell’estasi di una scelta che forse non avviene.

Mio cugino Frank di Andrea Bettini – il Mecenate d’anime

Sono cinque i gradini che dividono il cortile dalla cantina. Due gli interruttori per accenderne le luci. Tre i vani che la compongono. Trent’anni, all’incirca,  sono i miei ricordi legati a questi luoghi.

Il cambiamento si percepisce subito. Il profumo del bucato ha lasciato il posto alla fragranza dei colori. La creatività ha soppiantato i panni stesi. Più che una cantina sembra un laboratorio, un laboratorio di idee. Quadri, prototipi, opere incompiute, bozzetti terminati. E pensare che qui ci venivo a giocare, a trovare un nascondiglio, mentre uno dei tanti cugini si apprestava a terminare la conta.

Sono un po’ stupito, ma allo stesso tempo affascinato di come un luogo si possa così trasformare. Sicuramente non avrei mai potuto pensare a questa evoluzione, mentre ci rincorrevamo da bambini. O forse sì, d’altronde bastava uno sguardo allora per intenderci. Proprio come oggi, quando rivedo mio cugino Frank, lì in cantina alle prese con una delle sue ultime creazioni.

ILBETTA: “Ciao Frank, allora a cosa giochiamo oggi?”

Lentamente si gira verso di me, alza lo sguardo e con un leggero sogghigno mi risponde “Vista la giornata, una gara di biciclette attorno alla casa non ci starebbe male. Dieci giri. Il primo che arriva con meno sbucciature sulle ginocchia e sui gomiti vince”.

Poi un grosso abbraccio. E’ da diversi mesi che non ci vediamo. Ultimamente gli incontri si sono ridotti, non certo l’intensità. Con la sua proverbiale favella, inizia entusiasticamente a raccontarmi cosa ha prodotto in questo ultimo periodo. I progetti in corso e quelli in divenire. Parole accompagnate da gesti, come per amplificarne il suono. La descrizione di pensieri che sembrano trovare forma e sostanza.

ILBETTA: “Senti un po’, ma sei soddisfatto di quello che stai facendo?”
Frank: “Beh…diciamo che sono soddisfatto di quello che sono oggi, e questo per un insano idealista come me è già molto. Partendo dal presupposto che quello che io faccio è in realtà ciò che io sono, posso dire con una certa ed insolita serenità di essere stranamente felice, si…, condizione non prevista che mi ha colto impreparato ed alla quale dovrò sooner or later concedere la convivenza con la mia luminosa parte oscura temo…”

ILBETTA: “Ma chi è Frank Cianuro oggi?”
Frank: “Come descrivere la non forma? …come significare un uomo che delle sue ombre ne ha fatto luce? …io in fondo, sono sempre quel sognatore controvento che da ragazzino ti inseguiva con la spada di Sandokan, fatta di legno nel cortile umido e sospeso dopo uno dei tanti temporali estivi della nostra incauta giovinezza, un cuore tremante pieno di visionaria eccitazione.
Più che dirti chi sono oggi posso dirti cosa non ho tradito del me stesso ragazzino. Sono ancora lì Betta, nel nostro cortile, nella nostra cantina. Cammino su quegli stessi passi che parlavano dei nostri sogni più puri e mentre un tempo inventavamo sognando ora invento sognando, costruisco progetti così folli da poter essere realizzati, fotografo, scrivo e ritraduco a me stesso cose che non so ancora fare, tento di interpretarle per farle diventare visual, prototipi, mobili improbabili, messaggi, comunicazione. Ma a guardar bene forse sono solo un pensatore ripiegato su se stesso…
un DESINER FOR MISTAKE.”

ILBETTA: “Certo che il tuo percorso si fa sempre più articolato. Ormai ho perso il conto di quante sono le forme in cui Cianuro riesce ad esprimersi. Quadri, fotografia, sculture, installazioni e poi che altro?”
Frank: “Da un po’ di tempo a questa parte mi sono avvicinato alla completezza del tutto…mi spiego, mentre prima tutte queste forme d’espressione delirante le mantenevo a comparti stagni, indipendenti, separate le une dalle altre, ora cerco di farle confluire tutte in un disegno unico, in una forma totalizzante…la comunicazione.”

ILBETTA: “Ed ora su cosa stai lavorando. Quale sarà la prossima opera di Frank Cianuro?”
Frank: “Da un punto di vista artistico sto lavorando ad un progetto che a breve diventerà mostra, intitolato “NAKED SOULS, le stelle rivelate”. Con questo progetto di visual art cerco di ridare (molto modestamente n.d.r.) visibilità a tutte quelle attrici e starlette della Hollywood anni 30 e 40 che potevano diventare famose quanto Marilyn ma che in realtà non lo sono diventate. Ho raccolto nel tempo vecchie fotografie patinate delle attrici e le ho rielaborate attraverso il mio stile inquieto.

ILBETTA: “So che hai iniziato anche delle collaborazioni con altre realtà. Raccontami un po’ di questo RabdoStudio?”
Frank: “Tutto è illuminato (per citare l’omonimo film, che in una sera d’estate mi ha fatto incontrare casualmente la figura che più di qualunque altra mi ha infiammato l’anima con la forza delle proprie visioni, il mio mentore, ma soprattutto (e lo dico con una punta malcelata d’orgoglio) vero amico, Fabrizio Mirandola. Con Fabrizio ci siamo incontrati casualmente per partecipare insieme ad un progetto che ci vedeva entrambi coinvolti. Ricordo con grande felicità quel momento, eravamo io e altri amici ospiti in terrazza da Fabrizio, intenti a produrre strategie di lancio per un prodotto, poi tutto d’un tratto l’elegante e spesso felice padrone di casa mi parla di un suo progetto chiamato Artigiani Audaci, e vedo che a stento trattiene l’entusiasmo per questa visione che da tempo lo rincorre, eravamo sul tetto di Cherubine City ma era come stare nella nostra cantina due metri sotto terra caro il mo cugino, la stessa folle magia…Ho capito subito che non c’è limite al cielo se tieni stelle in cuore, ho detto a Fabrizio di portare una bottiglia di buon vino, e in una notte uguale a tante altre ma diversa da tutte, abbiamo iniziato a camminare insieme sulle nostre visioni. Lì, in quel preciso istante è nato senza neppure la coscienza di averlo creato RabdoStudio (Vizionary Agency).”

ILBETTA: “E il progetto Artigiani Audaci è stato partorito da voi? In cosa consiste e come è stato accolto? Se non erro, è legato ad una nuova visione di questo distretto del Mobile, forse piuttosto provocatoria rispetto all’approccio conservativo che c’è sempre stato.”
Frank: “qui devo mettermi la cravatta caro cugino…ehm…dunque, Artigiani Audaci è un progetto complesso ed ambizioso che nasce con l’obiettivo di coinvolgere creativi ed aziende in un’attività di comunicazione e di sperimentazione, finalizzate a produrre i contenuti di un più articolato piano di sviluppo destinato ad aprire l’artigianato locale a nuovi mercati e a nuove opportunità di relazione con i circuiti della creatività e del design internazionale, facendo diventare il progetto stesso fulcro di gravitazione, piattaforma di sviluppo e motore di nuova energia creativa ed imprenditoriale.
A fronte di tale obiettivo, la prima fase di sviluppo prevede, insieme alla realizzazione dei primi strumenti d’identità e promozione, la pubblicazione di un web site, strutturato per veicolare un’informazione work in progress delle attività in atto ed attivare una comunicazione di servizio, marketing e promozione in tempo reale. I contenuti ed i materiali sviluppati nelle collaborazioni creative e con le aziende saranno elaborati e raccolti in una speciale pubblicazione destinata agli enti istituzionali di promozione, agli istituti di formazione, alle agenzie di stampa specializzata e a tutti i canali culturali e commerciali d’interesse nazionale ed internazionale. La presentazione del volume darà evento ad una prima mostra dei prototipi, quale futuro e periodico riferimento d’incontro tra produzione e creatività.
In sostanza, stiamo tentando di gettare le basi per la creazione di un nascente fermento creativo. Il progetto al momento è sostenuto in collaborazione con l’assessorato allo sviluppo di Cerea”

ILBETTA: “Comunque sia la vostra “audacia” appunto, è stata premiata dal momento che un’istituzione nell’ambito fieristico, come Verona Fiere vi ha aperto le porte per un loro prossimo evento?”
Frank: “Si, un piccolo passo per gli Audaci ma un grande passo per l’immobilità stagnante e generalizzata della nostra death valley ceretana…
Siamo stati notati da Giovanni Benato (brand exhibition manager di Verona Fiere) che ci ha voluti come ospiti nell’edizione 2010 di Vivi la Casa in uno spazio a noi dedicato. In questa occasione abbiamo presentato il concorso di idee per giovani artisti intitolato “LOVE THAT NEVER WAS/L’AMORE CHE MAI FU” creato da noi RabdiStudio come iniziativa all’interno di Artigiani Audaci. 15 armadi uguali per 15 artisti che hanno sfogato su di essi le proprie rabbie, i propri tormenti, le proprie lacrime incredule per l’amore che mai fu.
Prima di una serie di iniziative che vedranno coinvolti giovani artisti e aziende locali sotto la coordinazione della nostra crew creativa.

ILBETTA: “Ma l’attività di Frank Cianuro, non si ferma qui, ci sono anche altri progetti in cantiere. Poco tempo fa mi parlavi di un nuovo spazio dedicato alla creatività, a tutti coloro che sentono la necessità di esprimersi artisticamente in modo “libero”. Di cosa si tratta?”
Frank: “exactly – And now power to the nobodies!
Stanchi di far parte delle retrovie, di essere calpestati da politici, burocrati, mercanti d’arte senza lo stupore negli occhi e da commerciali che assomigliano sempre più a vecchie puttane malaticce di un bordello ormai in disfacimento. Abbiamo deciso di fondare un nuovo ordine svincolato e indipendente. Attraverso uno spazio nel web che avrà l’aspetto di un blog ma che tenterà di essere molto di più, con la volontà di dare visibilità a tutti quei creativi che non riescono a far sentire la propria voce, perché inghiottiti come piccoli e storditi pesciolini da questi squali puttana. Diamo voce ai nessuno è proprio il messaggio che vogliamo lanciare da questa piattaforma d’attacco, ognuno potrà esprimersi liberamente e trovare anche un veicolo per poter far conoscere e vendere direttamente le proprie idee.
E sulle onde di questo mare agitato abbiamo deciso di chiamare il sito appunto “Creativity wave”, l’onda della creatività, l’onda che non si può domare, un movimento vivo perché indomabile.

Lentamente usciamo dalla cantina. Veniamo immediatamente travolti dall’umidità tipica di queste parti. La nebbia non sembra intenzionata a risollevarsi verso il cielo. Ma questa è una costante. Basta farci un po’ d’abitudine e anche da questo grigiore si può cogliere l’aspetto positivo e qualche insegnamento. E’ tutta questione di trovare il giusto equilibrio tra se stessi e la dimensione che ti circonda.

Vicino al garage ci sono ancora le nostre vecchie biciclette. Una colorata bmx gialla con sfumature blu e una da cross, verde con le marce sulla canna e la sella lunga stile chopper.

Frank: “Che dici, forse sono un po’ piccole, ma secondo me ce la facciamo a fare quattro pedalate”.
ILBETTA: “Quattro pedalate? Scalda le gambe che la gara sta per avere inizio”.